Alla casa di riposo di Baragalla le urne hanno regalato al Partito Democratico un plebiscito che, se replicato a livello nazionale, oggi parole come governissimo, governo di scopo, larghe intese e via dicendo sarebbero confinate sui manuali di scienze politiche. Invece è andata come sappiamo, l’ennesima vittoria sicura che più sicura non si può fino al giorno prima per la sinistra italiana si è risolta nell’ennesima batosta, mentre i dati sul voto alla Camera mostrano che gli elettori under 25 hanno preferito il “salto nel buio” con Grillo.
Fino a quattro o cinque anni fa il Movimento 5 Stelle reggiano – ma all’epoca era ancora il meetup degli Amici di Beppe Grillo – si incontrava con qualche decina di attivisti della prima ora alla Gabella di via Roma, poi abbandonata in favore di altri spazi sempre a basso costo, e si passava la riunione discutendo di inceneritori e Vday, chiedendosi in quale ufficio presentarsi per far domanda di uno spazio per un banchetto in piazza e se fare o no una colletta per comprare un gazebo in offerta al supermercato. Si cominciava ad accennare appena a timide proposte di liste civiche, mica da soli però, ma almeno unendosi ad altre già in pista e di elezioni nazionali se ne parlava giusto per dichiarare che finalmente il tale si era deciso a starsene a casa o che l’altro avrebbe dato ancora una chance al nascente Pd. Qualche iscritto al meetup, credo di ricordare, andava ancora a far da volontario a Festareggio.
Altra epoca.
Oggi un giornale scrive che al Movimento potrebbero spettare la presidenza del Copasir e della vigilanza Rai, sicuramente di qualche commissione parlamentare e forse la presidenza di una camera. Quel gruppetto che si riuniva nelle sale civiche della penisola si è trasformato nell’ago della bilancia della politica italiana, corteggiato da quella parte vincitrice ma senza numeri che non può ora fare a meno del suo appoggio per non suicidarsi definitivamente accordandosi di nuovo col venditore di fumo di Arcore.
Un successo incredibile, arrivato dopo solo quattro anni dalla nascita vera e propria del Movimento e, come ogni trionfo lampo, potenzialmente pericoloso per i suoi protagonisti. Ad un ristretto numero, mi si conceda il termine forse pretenzioso, d’avanguardia solido e coeso che a lungo ha rappresentato la base del Movimento, si è sostituito un movimento di massa nato nel breve volgere di qualche mese, tempo durante il quale i partiti si sono sgonfiati come palloncini forati fino a lasciare sul campo, l’altro ieri, qualcosa come dieci milioni di voti rispetto alle elezioni che nel 2008 riportarono Berlusconi in sella. I flussi elettorali verso le 5 stelle in Emilia Romagna parlano di 25mila voti dal Pd, 55mila dal Pdl e 90mila dalla Lega, secondo Swg.
Buona parte di questa massa sicuramente conosce e condivide i punti del programma grillesco, ma un’altra gran parte altrettanto sicuramente più che per il Movimento ha votato contro i partiti e, veloce come è venuta, velocemente se ne può andare. Tenere assieme persone che sino a ieri l’hanno pensata all’opposto sarà una delle sfide più impegnative per Beppe Grillo e i suoi nuovi parlamentari nel prossimo futuro.
Detto questo, non ci si può esimere da un cenno alle proposte di collaborazione che in queste ore lancia colui che credeva di smacchiare il giaguaro ma è stato messo nel sacco dal grillo. Ci sono centinaia di milioni di euro di rimborsi elettorali in attesa di venir divisi in base al risultato delle urne (mica in base alle vere spese, ci mancherebbe), quale migliore prova di buona volontà e disponibilità al dialogo che rinunciarvi dato che, ormai è provato, non servono neanche a vincere?