La funzione “storica” del M5S.

uomo_al_bivio_530x400Capita spesso di sentire da chi, elettore o meno del M5S che si riconosce nella sinistra, che apprezzerebbe una svolta in tale direzione del Movimento. Secondo costoro, per vincere il M5S dovrebbe “abbandonare” coloro che da destra gli si sono avvicinati (e si sa, del resto la sinistra è moralmente superiore agli altri, dice la vulgata…) per rivolgersi esclusivamente alla c.d. mitica sinistra del PD. Ammesso che questa sia la strada, e non lo credo, queste persone pur in buonafede non hanno compreso quale sia la funzione del M5S.

Riportare i governanti sotto il controllo dei governati, i cittadini ad indignarsi verso il gestore della cosa pubblica sorpreso in comportamenti meno che rispettabili, riformare le istituzioni infettate e moribonde per la crisi etica che ha ormai contagiato la maggior parte della popolazione, assuefatta alle quotidiane sopraffazioni e rassegnata a sopportare l’indecente. Non c’è nulla di destra o di sinistra in tutto ciò, si tratta semplicemente della base di normalità che chiunque, a prescindere dalle convinzioni politiche, dovrebbe desiderare e senza la quale una società sana non può esistere.

Il M5S è nato dalla reazione di una minoranza di cittadini che aveva conservato la capacità sacrosanta di indignarsi. Che si è alzata dal divano credendo che si potesse tornare sul giusto binario. Che sta dimostrando che ciò è possibile coi comportamenti quotidiani dei suoi rappresentanti nelle istituzioni.

Questi cittadini si sono riconosciuti nel M5S perché non vedevano alcuna alternativa tra una sinistra e una destra tali solo sulla carta ma uguali nei fatti. La funzione del M5S non è scegliere tra due categorie ideologiche, ma ristabilire una democrazia reale ed effettiva che permetta ai cittadini di scegliere liberamente e concretamente da che parte andare.

Questa è la funzione storica del M5S, una funzione che viene prima, e non dopo, di un altrimenti sterile dibattito sulla destra e la sinistra.

(con riserva di approfondire in seguito l’argomento)

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Thanks to

Ho sempre concluso i miei interventi in questa bella campagna elettorale augurando a chiunque fosse stato eletto di riuscire, in Europa, a dimostrarsi all’altezza degli splendidi portavoce che un anno fa abbiamo scelto tra noi e inviato a Roma. La squadra che nel Nordest è stata scelta mi pare ottima, dunque forza! Crediamo in voi come crediamo in loro!

Veniamo ai ringraziamenti personali.

– Ovviamente agli 8.925 sostenitori che hanno scritto il mio nome sulla scheda

– A tutti gli attivisti che ho conosciuto in queste settimane, senza di loro ad organizzare gli eventi non ci sarebbe stata nessuna campagna. Sono troppi da citare tutti e, tentando, la memoria mi tradirebbe e farei sicuramente torto a qualcuno. Dunque grazie mille a tutti, dall’Emilia alla Carnia, dalla Romagna a Venezia!

– Al gruppo reggiano che mi ha sostenuto entusiasta dal primo all’ultimo istante, ed in particolare a Matteo Olivieri la cui esperienza è stata come sempre preziosa.

– A Deviz Ed per il supporto morale, sa lui quando.

– Ai mitici parlamentari M5S dell’Emilia Romagna con cui ho macinato centinaia di km e fatto le ore piccole, conoscendo da vicino persone normali che fanno cose straordinarie: Michele Dell’Orco, Paolo Bernini, Vittorio Ferraresi, Giulia Sarti, Elisa Jack Bulgarelli, Matteo Dall’Osso Amicizie Esaurite e Michela Antonia Montevecchi.

– E infine, ma soprattutto, a Maria Edera Spadoni, le ragioni richiederebbero pagine intere per essere elencate tutte.

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Vinciamo in Europa, vinciamo in Italia

Domenica arriverà finalmente il giorno del voto per le Europee. Un evento importante e, forse, decisivo anche per gli equilibri in Italia.

L’obiettivo principale del Movimento 5 Stelle è l’abolizione dei trattati come il Fiscal Compact che impongono misure di austerity pesanti e insostenibili al nostro Paese, misure accettate supinamente da una classe politica incapace di rappresentarci degnamente in Europa come in Italia e che ha in Matteo Renzi l’ultima carta da giocare.

Noi abbiamo e propugnamo l’idea un’Europa diversa da quella attuale, dove i rapporti tra i Paesi membri siano basati su relazioni di solidarietà e cooperazione piuttosto che dalla potenza economica, dove non si pretenda di uscire dal tunnel strangolando i paesi più deboli del sud, ai quali non può certo realisticamente essere imputata la colpa della crisi economica e i loro popoli non possono essere chiamati a pagare per tutti. E queste aspirazioni guideranno il lavoro dei nostri futuri europarlamentari.

Ma il voto di domenica è importante anche per un’altra ragione. Se il Movimento 5 Stelle otterrà una grande affermazione, diverrà evidente il fallimento del progetto portato avanti da anni a questa parte di un’alleanza di fatto tra centrodestra e centrosinistra mirante a mantenere lo status quo, impedendo qualsiasi riforma del Paese che veda la casta politica messa in secondo piano. Progetto che ha in Giorgio Napolitano il principale garante.

L’appello che il Movimento 5 Stelle rivolge a tutti i cittadini è dunque quello di andare a votare domenica per cambiare il nostro Paese.

Vincere oggi in Europa è la via per vincere domani in Italia.

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L’ultimo giorno

Siamo alla fine. Oggi chiuderemo la campagna elettorale a Reggio Emilia in piazza Casotti, ore 18.30, poi andremo a Modena per sparare le ultime anche la, ore 21.

A mezzanotte finalmente il silenzio elettorale lascerà tutti alle proprie riflessioni. I giochi sono fatti.

casotti

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Napolitano garante dello status quo, ma il fallimento è vicino

Mia intervista pubblicata sul sito The Bottom Up. Ci vediamo lunedi, quando avremo finalmente riportato i cittadini all’interno dell’ultima istituzione che ci mancava da riconquistare.

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  1. Cosa succede il 26 maggio se il M5S vince le europee? Vi presenterete da Napolitano chiedendo di sciogliere le camere o affidarvi un mandato esplorativo?

A quel punto diverrebbe evidente il fallimento del progetto portato avanti in questi anni di una alleanza di fatto tra centrodestra e centrosinistra mirante a mantenere lo status quo, progetto dove Napolitano ha un ruolo centrale. Le dimissioni del Presidente della Repubblica e nuove elezioni sarebbero l’unica strada.

  1. Arrivati al Parlamento Europeo su che basi sceglierete i vostri alleati per la formazione di un gruppo parlamentare? Non hai paura di doverti per forza di cose avvicinare i gruppi di estrema destra? C’è qualche possibilità che confluiate nel GUE/NGL?

Lo formeremo in base ad un confronto sui programmi e sulle proposte, non vedo quale altra via dovremmo percorrere. Con queste elezioni è probabile che il nuovo Parlamento sarà più eterogeneo di oggi e che ne facciano parte gruppi su posizioni simili alle nostre. Sono convinto che coi Verdi Europei potremo trovare molte posizioni in comune, ma parlare di confluire in questo o quel gruppo per ora è pura teoria. Non ho tuttavia nessuna paura di eventuali approcci con gruppi di estrema destra, perchè tale possibilità non esiste.

  1. Leggo nel tuo programma che ti sta molto a cuore un’alleanza tra i paesi del Mediterraneo. Ti riferisci ad immigrazione e politica estera, o pensi anche al così detto euro a due velocità (più debole/svalutato per i paesi economicamente in difficoltà)?

I paesi dell’Europa meridionale, Italia, Spagna, Portogallo, Francia e Grecia, sono la parte dell’Unione più colpita dalla crisi e sulla quale stanno ricadendo gli effetti negativi delle politiche del rigore. Proponiamo di fare fronte comune per cambiare le cose. L’euro a due velocità è un’ipotesi, a patto che non si riproducano gli stessi meccanismi e assetti istituzionali dell’euro attuale, le “nuove Germanie” diverrebbero l’Italia e la Francia e saremmo da capo.

  1. In un tuo comizio dici che il tuo obiettivo numero uno in Europa è l’eliminazione del fiscal compact. Si tratta però di un trattato internazionale su cui tecnicamente il Parlamento Europeo non ha giurisdizione. Come pensate di muovervi su questo fronte?

Un trattato internazionale che tuttavia nasce all’interno delle Istituzioni europee e che punta a obiettivi contenuti già in precedenti trattati UE. Il Parlamento Europeo ritengo sia la sede più indicata dove porre questo tema.

  1. Nei 7 punti per l’Europa noto una contraddizione tra la volontà di adottare gli Eurobond e il referendum per la permanenza nell’Euro. Il primo richiederebbe ancora più integrazione, il secondo avrebbe come possibilità l’uscita dell’Italia dall’euro. Come si coniugano queste due posizioni?

Sarebbe una contraddizione solo se li proponessimo allo stesso tempo, ma non è cosi. Noi chiediamo varie riforme, come gli eurobond, indirizzate a creare una vera comunità solidale tra le nazioni europee dove ci si aiuti a vicenda. Benvenga ancor più integrazione, se fatta su queste basi. Il referendum sull’Euro è l’ultima carta, se ci scontreremo contro un muro di gomma e le nostre proposte di riforma dell’Europa verranno rigettate, allora la giocheremo. Perchè noi non siamo contro l’Europa unita, ma siamo contro un’Europa che per uscire dal tunnel sacrifica per strada i Paesi più deboli. La crisi non è nata in Italia o in Grecia o in Spagna, e non possono essere i popoli di questi paesi a pagare per tutti.

  1. A proposito di referendum sull’euro. Che succede se il referendum portasse ad una richiesta di uscita dell’Italia dalla moneta unica. I trattati non prevedono particolari procedure e soprattutto quale pensi sia la situazione dell’economia italiana (mi riferisco al debito converito nella nuova valuta, alla risposta dei mercati, al ritorno alla svalutazione)?

Io penso che un referendum avrebbe valore non tanto per il risultato, sul quale non faccio pronostici, ma perchè finalmente avremmo in Italia (e forse in tutta l’Unione) un serio dibattito pubblico sui pro e sui contro della moneta unica, e sulle possibili alternative. Dibattito che al momento dell’adesione è invece mancato. Fare previsioni sulle conseguenze di un’uscita dall’Euro in mancanza di tale confronto è azzardato, comunque non aderisco né alle posizioni dogmatiche di chi ritiene che la permanenza nell’Euro sia l’unica strada, né a chi con troppa facilità afferma che tutti i problemi si risolverebbero tornando alla Lira. l’Euro è il frutto di politiche economiche, su queste dobbiamo intervenire. In entrambi i casi, a problemi complessi non dobbiamo dare risposte banali.

  1. Una domanda che ci sta a cuore in quanto studenti Erasmus. La nostra generazione sta proprio attraverso progetti come questo forgiando una nuova cultura genuinamente europea. Non pensi che si dovrebbe lavorare per migliorare l’Europa, rafforzare questa cultura, e spiegarla a chi l’Europa la vede solo come qualcosa di tangibile solo quando si parla di austerity?

Non potrei dirlo con parole migliori.

  1. Per concludere, immaginati nel 2024. Come vedi l’Europa di qui a 10 anni?

Tra 10 anni possiamo arrivarci tutti assieme cambiando le cose, diversamente ci arriveranno solo i più forti. Nel primo caso sarà una bella Europa.

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