L’oligarchia

Puntuale come ogni settimana, il presidente pazzo ci ha gratificato con la boiata di turno, tornando su un tema a lui caro: la Costituzione (sovietica). A suo merito però il non aver tirato fuori i soliti clichè sulle antipatiche prescrizioni circa l’indipendenza dei magristrati, la libertà di stampa, l’uguaglianza davanti alla legge e sovieticumi simili.

Stavolta, a suscitar lo sdegno dell’ometto linfomane è l’arretratezza “economica” della Carta, che, a suo dire, ha il torto di citare i lavoratori ma ignorare imprese e mercato. Ora, ciò come al solito è una balla che i giornali amici domani lanceranno spacciandola per una fine analisi giuridico-economica, ma coloro che capiscono qualcosa non dovranno far altro che prender in mano copia della Costituzione e buttar gli occhi già all’articolo 4, dove troverà la prima garanzia alla libertà di svolgere il mestiere che si vuole, e non avrà bisogno di arrivare all’articolo 41 per capire che l’iniziativa economica privata è libera.

A questo punto, dato che metà gruppo parlamentare pidiellino è composto da avvocati, pare strano che nessuno di loro abbia trovato un minuto per spiegare al capo che la tutela di imprese e imprenditori è presente eccome, ma forse i poveretti erano troppo presi a cercar di tener fuori di galera l’altra metà del gruppo per dar ripetizioni di legge a B. Al quale tra l’altro non potrebbero fregar di meno, dato che da sempre il suo obbiettivo  principale dopo il salvarsi dai processi, è quello di spostare l’ago della bilancia a favore delle uniche persone che a suo avviso dovrebbero godere dei diritti civili e non, ossia i colleghi imprenditori.

E chi se non un’imprenditrice poteva allora squittire entusiasta davanti alle fesserie del nano? Emma Marcegaglia, matrona di Confindustria (per meriti famigliari, essendo figlia di Steno Marcegaglia ex-presidente), recentemente proposta come ministro da B. (per meriti penali si suppone, visti le indagini in corso sul gruppo di famiglia), non ha perso tempo nel chiedere anch’essa una modifica della Carta che liberi le imprese dagli inutili e anacronistici lacciuoli imposti dal già citato art.41. Il quale ha il torto di affermare che l’attività economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, o esser dannosa per la sicurezza, la libertà e la dignità.

Non è chiaro di cosa si lamentino i due, dato che l’articolo in questione già oggi è lettera morta, vista l’abbondanza di monopoli di fatto, finta concorrenza e  conflitti d’interesse ad ogni livello che caratterizzano l’imprenditoria italiana. Ma si sa, ai liberali a corrente alternata (cioè quelli a cui la concorrenza va bene se fatta lontano da loro) tutto ciò che odora vagamente di regole e doveri fa venir il raffreddore.

Intanto, mentre si prepara con il DDL anti-intercettazioni l’eliminazione di un’altra carrellata di dettami costituzionali, le tante marcegaglie e i tanti nani-imprenditori si preparano già alla prossima battaglia contro l’ennesima barriera al libero monopolio, padron, mercato, che si suppone sarà l’articolo 53. Quello che dice che tutti pagano le tasse. Proprio tutti.

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