Voltati dall’altra parte

Scrive Massimo Fini nel suo “il Ribelle” che con la globalizzazione le merci e i capitali hanno ottenuto il diritto di andare dove vogliono nel globo, ma che questo diritto garantito alle cose è negato alle persone.

Continuano a rincorrersi voci contrastanti sulla sorte dei 250 eritrei “liberi prigionieri” nella Libia del Colonnello Gheddafi, grande estimatore dell’omino di Arcore, i quali risulterebbero ancora prigionieri per alcuni, liberati in cambio di impiegoin qualche  “campo di lavoro”, termine che in Libia suona poco rassicurante, per altri. Una specie di moderno Arbeit mach frei o poco meno insomma.

L’ultimo aggiornamento afferma che i profughi si troverebbero in un centro di detenzione nel deserto a 1000 Km da Tripoli, trattenuti in un limbo giuridico ufficialmente liberi ma senza documenti, in balia delle decisioni del regime. Con la paura, per chi accetti di farsi identificare, di esser rispedito in Eritrea e sparire nel nulla.

Questa crisi umanitaria è  l’ennesima conseguenza dell’accordo stretto per diktat leghista tra il nostro paese e la Libia, mai firmataria della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, grazie al quale l’Italia può dribblare l’obbligo di ascoltare le richieste d’asilo politico dei profughi che arrivano nel nostro paese, intercettandoli preventivamente in acque internazionali e rispedendoli in Liba. Prassi già condannata da buona parte dei paesi civili, perché oltre a sottrarsi ai propri obblighi umanitari, l’Italia getta i profughi nelle mani di un regime che dei diritti umani non fa precisamente la propria bandiera.

Reggio apparentemente non c’entra un tubo con tutto questo, ma mi piace ricordare che ben 2 amministratori reggiani sono anche solerti frequentatori dei salotti del Colonnello: Sonia Masini e Matteo Riva. La prima pochi mesi fa si recò oltre mare per una nebbiosa missione, ove il confine tra rappresentanza istituzionale per i 40 anni della Rivoluzione e attività lobbystica per il business delle imprese reggiane fu alquanto sfumato. Riva invece fu più onesto a modo suo, che andava la a parlar d’affari lo ammise dall’inizio.

A veder il dipietrista saltar da un posto all’altro, paese o partito che sia, ormai siamo abituati e possiamo ignorarlo, perchè ben più spiacevole è il comportamento della Presidente della Provincia. La Masini si è infatti occupata di diritti dell’uomo in varie occasioni, essendo stata tra l’altro relatrice di un rapporto sulla situazione delle donne migranti in Europa e presentatrice di un documento sui diritti fondamentali dei cittadini europei presso il Comitato delle Regioni, ma, nonostante l’Europa avesse declinato l’invito del dittatore libico, non si è tirata indietro dal partecipare in veste ufficiale alle celebrazioni.

Come finirà l’avventura degli eritrei non è dato sapere, quello che è certo è che i due per ora si sono distinti per la mancanza di commenti sul tema. Certo non si osa sperare che due irrilevanti politici reggiani possano fare molto per intenerire Gheddafi, ma visto quanto si erano scoperti pur di esserci anche loro quel giorno, ci si aspettava almeno una nota di condanna, un’offerta d’aiuto, una richiesta all’amico del deserto di liberare i prigionieri, strilli e strepiti contro il comportamento menefreghista e arrogante del Governo italiano, o almeno una letterina ai giornali.

Nulla. Prontissimi a partire per il deserto quando bisogna difendere il Pil reggiano, Masini e Riva se la prendono di gran lunga più comoda quando 250 persone in quel deserto rischiano di schiattarci.

Perché ha ragione Massimo Fini, le cose hanno più diritti delle persone, e certi politici sono perfettamente convinti di ciò, tanto che le prime valgono bene un viaggio politicamente rischioso, mentre le seconde neanche uno starnuto di protesta.

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