Tagli e riforme, l’università agonizza

Da http://www.reggio24ore.com

L’assemblea di lunedì pomeriggio in viale Allegri, organizzata dagli studenti e ricercatori che hanno occupato la Facoltà di Scienze della Comunicazione, è stata una grande occasione per riflettere assieme, studenti, forze politiche e sindacali, sulla “riforma” universitaria (il virgolettato è d’obbligo).

Incontro riuscitissimo e per il quale gli organizzatori meritano i migliori complimenti. Devo anche dire che non ho mai visto una occupazione universitaria più tranquilla e soft di quella, sarà che ero reduce da un giro alla Facoltà di Lettere occupata a Bologna che è una cosa un po’ diversa…

Vorrei approfittare di questo spazio per alcune considerazioni in merito alla “riforma”. Intanto il virgolettato che prima definivo d’obbligo, e qui lo confermo, è perché è abbastanza noto ormai che tutto nasce dai tagli orizzontali di Tremonti, per dare una verniciata di dignità ai quali si è tirata in ballo una “riforma”, che ha un suono sicuramente migliore di tagli.

In questo paese c’è un problema di priorità di spesa, di decidere quali siano i campi che meritano più di altri l’intervento dello Stato. L’Università e la scuola pubblica non sono mai prioritarie, vengono per ultime perché sono una palla al piede, un noioso retaggio del welfare state, soldi buttati a dipendenti pubblici fannulloni e baroni. E poi hanno detto “con la cultura non si mangia”, quindi che altro aspettarsi da governanti di cosi larghe vedute? Investimenti e attenzione per la ricerca, la conoscenza e l’istruzione?

È noto che l’Italia investe molto meno della media europea nell’Università, siamo allo 0,8% del Pil contro una media di 1,3%. Lo stesso dicasi per l’erogazione di borse di studio e per la percentuale di spesa pubblica, che ci vedono sempre agli ultimi posti europei. Primeggiamo però in una particolare classifica, quella delle tasse universitarie, dato che solo Regno Unito e Olanda le hanno più alte di noi.

Ora c’è anche la crisi alla quale vien facile ai vari Tremonti e Gelmini dar tutte le colpe. Tutti devono fare sacrifici ci dicono. Storie, come sempre ci sono i furbi che di sacrifici parlano, sono i primi a non farli e li scaricano sugli altri. Infatti i soldi in Italia ci sono, non ridete, c’è ne sono molti più di quanto si pensi, il problema non è la loro mancanza ma la loro distribuzione ingiusta, sprecona e opportunista.

E che le risorse ci sono lo sanno benissimo i tanti politici saliti sui tetti in questi giorni, anche se hanno glissato. Negli ultimi 15 anni i partiti – tutti – si sono spartiti una torta di 2,25 miliardi di euro di rimborsi elettorali due volte illegittimi. Illegittimi perché non corrispondono a nessuna spesa reale, essendo gonfiati a dismisura a causa di un furbo meccanismo di calcolo, illegittimi perché il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito con referendum popolare.

Perciò ai politici saliti sui tetti in questi giorni vorrei dire: se davvero volete dimostrare che avete a cuore l’università italiana fate meno scalini, scattate meno foto e restituite il maltolto destinandolo al sistema universitario. Cosi vediamo chi ci crede e chi è li per farsi bello.

Altri sprechi – assurdi e offensivi quando agli studenti vengono tagliate le borse di studio e alzate le tasse, le scuole pubbliche cadono a pezzi e ai ricercatori si tagliano le possibilità di carriera perché non ci sono fondi per assumerli – il nostro paese spenderà circa 12-15 miliardi (si miliardi, non milioni) per acquistare decine e decine di modernissimi aerei da guerra. Non è chiaro chi sia il nemico, forse il solito Bin Laden o forse Wikileaks, ma sta di fatto che questa cifra astronomica che potrebbe pagare decine di migliaia di borse di studio, finanziare laboratori di ricerca di prim’ordine, garantire un alloggio a tutti gli studenti fuori sede d’Italia, richiamare in patria i ricercatori fuggiti all’estero e ne avanzerebbe per placcar d’oro i rubinetti, sarà impiegato in jet da guerra.

Ultimo ma non per importanza, e primo per giramento indotto dei cosiddetti, il finanziamento alle scuole private per il quale, anche quest’anno, guarda un po’ i soldi si sono trovati. La Costituzione lo vieta: dice l’art. 33 “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, ma si sa che in Italia le leggi valgono più o meno come i consigli, a discrezione.

Sono tre esempi a caso, ma potrebbero esser molti di più, che dimostrano l’infondatezza di tutte le chiacchiere sulla necessità di stringer la cinghia e di tagliare gli “sprechi” dell’Università italiana. Il grande problema del nostro sistema non è lo spreco, i baroni, la meritocrazia e il resto del fumo negli occhi che il governo dei bunga bunga ci soffia addosso, o meglio anche queste sono realtà, ma il dramma vero è la mancanza di prospettive, di idee e di progetti politici sul ruolo che le massime istituzioni di insegnamento e ricerca devono avere in un paese del primo mondo che ambisce a non finire nel terzo.

Ci si metta in testa che l’Università è motore di progresso e benessere per tutti e tutto, che dagli aerei militari non nasce niente ma dai cervelli e dai laboratori di ricerca, pura e applicata, si, e che se qualcuno non interviene al più presto per cancellare questa “riforma” e invertire la rotta ci ritroveremo allo sfascio completo del sistema universitario italiano.

Questo colpo di coda di B. è secondo me il colpo peggiore di tutti, perché potenzialmente basta un nuovo governo per disfare tutte le leggi ad personam e ad porcum fatte sinora, basta abrogarle, ben più dura è invece recuperare il danno di una intera generazione, la prossima, che si sarà trovata sbarrata la via della conoscenza.

Concludo con una chicca su cosa voglia dire “fuga dei cervelli”, clicca qui!

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