Il legittimo impedimento è morto

Il bicchiere potrà esser visto mezzo pieno o mezzo vuoto secondo alcuni, e dopo gli strilli dei primi istanti, anche i cortigiani di B. stanno correndo ai ripari cercando di parare il colpo e far passare la decisione della Corte Costituzionale come una accettazione del Legittimo Impedimento, anzi, come un riconoscimento della valida ed efficacia dell’ennesima legge ad personam del corruttore maximo.

In realtà nonostante le formule giuridiche di rito e i cavilli del caso – la Corte non ha infatti bocciato tout court la legge ma alcune sue parti – il Legittimo Impedimento che permetteva al premier di far rinviare le udienze col pretesto di precedenti impegni fissati a sua discrezione, è stato fatto a pezzi. A pezzi senza se e senza ma, perché le parti bocciate sono quelle di vitale importanza per permettere a Berlusconi di difendersi dai (e non nei) processi. Niente più arbitrarietà nel dichiararsi impedito a partecipare, magari per un impegno di stato o per inaugurare qualche opera inutile, sarà il giudice ora a decidere se l’impegno del premier è davvero cosi importante da far slittare il processo.

Un colpo da KO alla legge, perché questa basava le sue fortune proprio sul diritto del Presidente del Consiglio di decidere a propria discrezione cosa fare nei giorni delle udienze. Ora non potrà più farlo, sarà il magistrato a decidere. Punto. Niente più animali più eguali degli altri.

È stato ristabilito un minimo di decenza oggi. Cosi come il chirurgo non può sottrarsi ad un processo perché deve operare e un insegnante non può sfuggire all’udienza perché deve insegnare, Berlusconi non può nascondersi dalla mano della giustizia perché deve (si fa per dire) governare. E la mano della giustizia pare pronta a colpirlo e a presentargli, dopo decenni, il conto di almeno una parte delle sue malefatte. Sono già pronti a ripartire i processi Mills, Mediaset e Mediatrade e almeno nel primo, ove il corrotto è già stato riconosciuto colpevole, per il corruttore i giochi sembrano conclusi. Prescrizioni a parte ovviamente, e c’è da giurarci che sarà su questa italica porcheria – diversamente che negli altri paesi, in Italia la prescrizione continua a fare il suo corso anche durante il processo, invece che interrompersi – che il clan di avvocati azzurri tenterà il tutto per tutto per salvare il padrone. Ma il tempo per almeno una sentenza di primo grado c’è.

Non possiamo infine trattenerci dal formulare un pensiero sul Capo dello Stato. Lungi da noi credere che egli sia prono ai desiderata di testa d’asfalto, osserviamo però come, per la seconda volta, la sua firma apposta alla ennesima legge evita-processi sia stata smentita dalla Consulta. E ci chiediamo: cosa dobbiamo pensare delle istituzioni, quando su un argomento fondamentale come l’eguaglianza dei cittadini innanzi alla legge, le opinioni dei loro massimi rappresentanti divergono in modo cosi plateale?

 

Pubblicato su http://www.grillireggiani.it

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