PSC fase finale

Con l’approvazione dei criteri per le contro osservazioni al PSC nelle circoscrizioni Nordest, Ovest e Sud si chiude, nei quartieri, l’avvenutra del piano regolatore dei prossimi 15 anni.  Un’occasione persa, un altro lasciapassare a cemento inutile, consumo di suolo e inquinamento. Ci avviamo verso la città da 200.000 abitanti.


Questo PSC rispetta le stesse logiche dei vecchi piani. La parola “sostenibile”, ripetuta più volte dall’amministrazione, cerca di coprirne gli scopi espansivi che sono solo più contenuti rispetto al passato. Ma sviluppo sostenibile, ossimoro assai di moda sia nel pubblico che nel privato, non significa ridurre il tassi di aumento del danneggiamento ambientale, ma eliminare l’aumento e invertire la rotta. Verso un costante miglioramento delll’ecosistema.

Cosi come contenere non significa cambiare. Un aspetto molto importante che viene sottovalutato da questo PSC è il consumo di suolo, in particolare di quello agricolo. Un risorsa che non è più apprezzata per la sua bellezza e soprattutto per le risorse alimentari e, quindi, per il lavoro che può creare. Il nostro territorio oggi viene usato per costruire case e capannoni spesso inutili. 12.500 appartamenti nuovi sono decisamente troppi per un territorio che conta migliaia di appartamenti e capannoni sfitti.

Si parla sempre di sviluppo e crescita infinita, che con la sostenibilità o, meglio, con il consumo di risorse finite non ha nulla a che fare. Se si vuole creare lavoro copiando le politiche passate, se si vogliono consumare le nostre risorse all’infinito, si sta sbagliando qualcosa. Occorre cambiare. Purtroppo gli amministratori reggiani sono ancora fedeli ai vecchi schemi: il cemento è il cuore dell’economia e motore del progresso, senza di lui la città è destinata all’oblio.

La politica a 5 Stelle mette al centro la “qualità” e non la quantità, punta sulla trasformazione dell’esistente: migliaia di edifici che sprecano energia e soldi dei cittadini, edifici con tecnologie vecchie di 50 anni. Puntiamo sulla restaurazione, la ristrutturazione e la trasformazione di quello che già c’è e solo se c’è domanda (che manca da anni a causa della crisi) si costruisce consumando nuovo suolo. Occorre cambiare un sistema malato creando altro lavoro e più qualificato. Questi investimenti sicuri rappresentano le nostre entrate future sia per il pubblico che per il privato. Un capitale fatto di risparmio e riduzione degli sprechi oltre che da una migliore vivibilità della nostra città. Altro che crescita a suon di cemento.

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