Il popolo di Beppe Grillo

Frettolosamente e superficialmente liquidato come “antipolitica”, il popolo di Beppe Grillo in realtà finora è stato un mezzo mistero anche per chi voleva capirci davvero qualcosa. Chi sono i suoi membri? Da dove vengono e perché seguono un comico? Cosa vogliono? Ha forse prevalso l’idea di un movimento di delusi dalla sinistra un po’ anarcoide, un po’ utopista, ma le analisi – chiamiamole cosi – non si sono mai spinte troppo oltre, poiché la Casta ha preferito stendere una cortina fumogena attorno a questo strano ultimo arrivato sulla scena.

Mesi fa però su una bancarella a Woodstock ho trovato questo libro: “Il popolo di Beppe Grillo”, di Francesco Orazi e Marco Socci, sociologi marchigiani che nel 2007 hanno realizzato una ricca indagine statistica, coinvolgendo alcune centinaia di iscritti ai meetup, sul mondo che ruotava attorno al comico genovese all’indomani del V-day 1. Quello che segue è un breve sunto.

Dati generali: Il 55% dei grilli è under 35, il 73% è maschio e in un caso su due single. Quello dei meetup costituisce un gruppo sociale altamente istruito col 40% di laureati, a fronte di una media nazionale di solo il 7%.

Mala politica a parte, il maggior problema nazionale viene indicato nella mancanza di meritocrazia, che impedisce la spinta innovativa a qualsiasi livello e in ogni ambito. Guardano all’Italia come ad un paese conservatore che negli ultimi 10 anni non ha fatto passi avanti. Gli unici settori a salvarsi, cioè che vengono ritenuti, seppur con percentuali non molto alte, dinamici sono il mondo dell’impresa, la cultura e la magistratura. Lo 0,7% ripone fiducia nelle capacità innovatrici della classe politica… Servono commenti?

La maggior parte pensa a se stesso come ad un cittadino contro la mala politica che non crede nelle capacità dei partiti di risollevare la situazione, solo i movimenti civici avrebbero le carte in regola per farlo. Il grillino non intende fare la parte “passiva” nel gioco democratico, ossia parteciparvi solo al momento del rito del voto, ma essere attore attivo con un impegno civico quotidiano, anche se il 60% non ha mai avuto un esperienza politica prima di entrare nel meetup e meno del 15% sono stati iscritti a partiti, in prevalenza a sinistra. Sorprende però scoprire che l’astensionismo dal voto alle elezioni del 2006 è stato minimo, dato che votarono 9 su 10. Si pensava – chi scrive almeno – che buona parte dell’astensionismo per mancanza di rappresentanza/disgusto venisse da qui, ma si dovrebbe vedere come sono andate le cose dopo il deludente governo Prodi.

Davanti ad un paese percepito come malato e condizionato dai poteri forti, i grilli chiedono un rinnovamento generale attraverso terapie choc sociali, politiche ed economiche che riscuotono quasi l’unanimità dei consensi, tra le quali la massiccia introduzione di dosi di meritocrazia in ambito lavorativo, il licenziamento dei funzionati pubblici condannati, la riduzione delle tasse per le imprese virtuose e incentivi per l’imprenditoria giovanile, lo smantellamento dei monopoli dell’informazione e promozione della cittadinanza digitale, massimo due mandati elettivi per i politici, l’abolizione degli ordini professionali…

Il leaderismo è rifiutato in massa, nonostante la forte identificazione del movimento in Grillo. Prevale secondo gli autori una relazione strumentale tra il comico e i suoi supporter, l’uno ha bisogno degli altri, senza uno non può esistere l’altro, Grillo è la grancassa ideale di una fetta di italiani che era alla ricerca di un modo per far sentire con fragore la propria protesta, ma non gli viene attribuito per questo un ruolo di “condottiero” e il 74% è contraria ad una sua candidatura.

Rifiutato anche il concetto di ideologia (per il 70% non è importante ai fini dell’attività politica) sulla quale pare prevalere, per gli autori, un collante basato su molteplici interessi di natura civica e una non meglio definita etica del “fare”, mentre è più complicata la situazione riguardo l’antipolitica. La metà considera questa una parolina magica denigratoria, tirata fuori dal cappello degli operatori dell’informazione a servizio dell’establishment, ma un 36% la vede più positivamente come un movimento di critica al sistema malato da ribattezzare piuttosto come “anti-mala-politica”. Di sicuro questa patetica etichettatura ha scavato un fosso tra i sostenitori di Grillo e i mass media, che più che cercare di comprendere e spiegare le ragioni di un movimento dal basso dirompente, hanno preferito cercare di emarginarlo.

Una chicca interessante: nel 2007 solo la minoranza dei frequentatori dei meetup (32%) vedevano di buon occhio la creazione di liste civiche e l’impegno diretto in politica, soprattutto locale. Secondo gli autori prevaleva la paura di fare il passo più lungo della gamba e rischiare di politicizzare troppo il movimento con una discesa diretta in campo. Si può oggi dire che questi timori si sono rivelati infondati, anche se per esperienza so che affiorano ancora nei gruppi di recente formazione.

La tesi centrale degli autori, che merita molta attenzione, è che questo “popolo” non cerca una rivoluzione o un rovesciamento del sistema, ma piuttosto una riforma culturale e democratica dello stesso, attraverso l’autorganizzazione dal basso dei cittadini giocata su una simbiosi con la rete internet e le sue potenzialità e il conseguente superamento della visione della politica come questione riservata a minoranze specializzate nell’esercizio del potere.

Da http://www.reggio24ore.com

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