Dove metti quell’antenna?

A causa della diffusione dei telefoni cellulari e dei nuovi servizi connessi, negli ultimi anni abbiamo assistito a un proliferare di antenne di telefonia mobile (Srb) in ogni punto di Reggio, che infatti è tra le città con un maggior numero di impianti in regione: basta aprire gli occhi e alzare lo sguardo per scovarne una, spesso mimetizzata abilmente in altre strutture, ma troppo spesso piantata lì come mamma l’ha fatta: pali di decine di metri che svettano da rotonde, tra gli alberi, in mezzo a palazzine o sui tetti di qualche condominio. E fin qua va bene, perché la tecno-bruttura spesso è mal mascherata da improbabili “alberi” di plastica che, lungi dal fonderla nel paesaggio circostante danno vita a un bricolage di un trash impietoso.

Lasciamo però da parte le questioni estetiche. Il grosso problema di questi impianti sono i campi elettromagnetici che producono, l’elettrosmog per farla semplice, sui cui effetti sulla salute umana la scienza non ha ancora dato una risposta definitiva. La mancanza di certezze dovrebbe quindi spingere alla massima prudenza nel regolamentare le fonti dei campi per non trovarsi tra un po’ di anni alle prese con un nuovo caso amianto. In diversi paesi europei sono allo studio misure per ridurre i valore massimi d’emissione delle Srb, mentre in Italia si parla di innalzarli perché ciò fa comodo ai gestori. Niente di nuovo sotto il sole…

La crescente consapevolezza dei rischi da parte di una cittadinanza attiva e informata provoca da tempo continue “guerriglie” tra gli amministratori e i residenti della zona di volta in volta scelta per l’installazione di una nuova antenna, legittimamente preoccupati sia della propria salute che del calo di valore degli immobili. A Reggio da alcuni anni sono attivissimi i residenti di via Manara e via Che Guevara, che hanno organizzato diversi incontri aperti alla cittadinanza per sensibilizzarla sui rischi dell’elettrosmog portando in città alcuni dei maggiori esperti italiani sul tema. Pochi gli amministratori che si sono degnati di partecipare, però. Male, data l’importanza dell’argomento.

La legge è favorevole ai gestori, mentre sono molto meno chiari i poteri spettanti ai Comuni che spesso si trovano a non saper far altro che accettare le richieste dei primi, ma è proprio nel voler far fronte a un problema amplificato dallo sbilanciamento della normativa nazionale e dalla mancanza di linee guida della Regione che si può misurare il coraggio di un’amministrazione comunale. Lo si misura nella volontà di studiare la situazione e dotarsi degli strumenti per governarla piuttosto che subirla, come si è preferito fare finora. Deve prevalere la volontà di tenere le parti della cittadinanza e di non adeguarsi ai desiderata dei gestori.

Per ora Reggio non ha dimostrato di avere questo coraggio. Abbiamo subìto, preferendo uno sfiancante scontro tra cittadini e amministratori piuttosto che adottare soluzioni efficaci. Fino all’altro ieri. Partita dall’impulso dei cittadini che si erano rivolti agli Amici di Beppe Grillo, è stata presentata e approvata una mozione che impegna il Comune di Reggio a realizzare il piano comunale delle antenne di telefonia mobile. Si tratta di uno studio che, attraverso simulazioni dei campi elettromagnetici, permetterà di identificare le zone che potranno ospitare le antenne, minimizzando i rischi e l’esposizione delle persone al campo e garantendo comunque la copertura del segnale telefonico.

È uno strumento di gestione del territorio utilissimo, il cui costo è rapidamente coperto dai canoni d’affitto pagati dai gestori e che permetterà di avere una chiara visione dei livelli di inquinamento elettromagnetico zona per zona e identificare le aree a rischio. Imponendo ai gestori di presentare i loro piani di sviluppo delle reti, sarà possibile avere una visione d’insieme dell’ampliamento delle stesse che permetterà di fissare i “paletti” che si dovranno rispettare. Senza dimenticare, per favore, che non si può pensare di non coinvolgere nel lavoro i cittadini.

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