é nato Trasparenza!

Come spendono i loro (si fa per dire) soldi i partiti italiani, che in rimborsi elettorali solo per le ultime regionali si spartiranno una torta di qualche decina di milioni di euro?

Chi lo sa… Trovare il mitico Santo Graal è probabilmente più facile che dare una sbirciatina ai loro conti. E questo è inaccettabile. Inaccettabile perché un referendum nel ’93 ha stabilito che i partiti non possono sostenersi col finanziamento pubblico. Inaccettabile perché ogni organizzazione che usa denaro pubblico dovrebbe garantire la massima trasparenza. Tranne loro.

Invece i partiti amministrano come cosa propria centinaia di milioni di euro pubblici. Somme provenienti dalle tasse dei cittadini che in teoria dovrebbero finanziare spese produttive di benessere come opere pubbliche, sanità, welfare, pensioni, diritto allo studio, ricerca scientifica e che invece vengono dati a delle “oligarchie” che ne abbisognano per mantenersi al potere come l’uomo ha bisogno di ossigeno per vivere, che non rendono conto di nulla a nessuno e che, se si trovassero a dover campare coi soli contributi dei propri sostenitori, schiatterebbero in 24 ore.

Ogni annuo, puntualmente, dalle città alle regioni, dalle province allo Stato, politici d’ogni colore si accapigliano sui bilanci degli enti pubblici, delle partecipate, delle multi utilities, delle fondazioni. Di tutti fuorché dei loro. Quando è ora di parlare di costi dei partiti la solidarietà inter-Casta entra in azione e la richiesta di trasparenza – si badi bene, trasparenza, non parlo neanche della restituzione tout court dei fondi illegittimamente arraffati dal ’93 ad oggi – viene bollata a più voci come demagogia spicciola del popolino mai contento. Si giustificano con la retorica del “costo della democrazia”, ma dimenticano che in altri paesi la democrazia costa molto meno.

Non sarei tornato su questo argomento, su cui ho già annoiato i lettori, ma l’occasione lo richiede: è nato Trasparenza, il portale a 5 Stelle che rendiconta tutto quello che il movimento di Beppe Grillo fa in Emilia Romagna.

Nasce dalla consapevolezza di quanto sopra, la quasi assoluta mancanza di trasparenza della politica. Trasparenza è un sito con cui si vuole rendicontare ai cittadini come si sono spesi i (loro) soldi fino all’ultimo centesimo, dove si può guardare nelle buste paga – autoridotte – dei consiglieri e sapere che fine fa la parte di stipendio a cui rinunciano. Si proverà anche a sperimentare nuove forme di partecipazione dei cittadini all’amministrazione della cosa pubblica e di dialogo elettori-eletti, con un forum dove si potrà intervenire con pareri e critiche sui temi trattati da li a poco nelle commissioni e che saranno letti dai consiglieri. Obama mi pare parlasse di qualcosa di simile, discutere le leggi online prima della votazione al Congresso…

È un esperimento che tenterà di dimostrare che si può far politica in modo diverso dai partiti, che si può costruire una casa di vetro in modo che tutti possano vedere cosa ci si fa dentro. È un guanto di sfida lanciato alla Casta: abbia il coraggio di fare lo stesso. È una dimostrazione tangibile che solo gruppi di cittadini auto-organizzati dal basso (e con questo non parlo solo del m5s, ma in generale di tutti i grandi movimenti civici venuti alla ribalta in questi anni) possono riportare fiducia e rispettabilità nei Palazzi. Ne destra ne sinistra, solo serietà e correttezza, le parti vengono dopo.

dal mio blog su http://www.reggio24ore.com

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