L’immunità di De Magistris

De Magistris, che combini? L’ex pm diventato quasi mito ai tempi dell’inchiesta Why Not, nei giorni scorsi ha dato una nuova cocente delusione a quella parte dei suoi sostenitori legati al movimento di Beppe Grillo che già contribuirono (compreso chi scrive) alla sua elezione al Parlamento Europeo come “indipendente”, solo per vederlo prendere la tessera di un partito poco dopo.

L’immunità parlamentare come scudo per non affrontare i processi nei tribunali. De Magistris ne ha fatto richiesta nei giorni scorsi presso l’Europarlamento per sbarazzarsi di una causa civile per diffamazione intentatagli dalla “Bagnoli Futura spa”, impresa pubblica posseduta da Comune e Provincia di Napoli e Regione Campania alla cui guida troviamo uno dei tanti membri della politica napoletana, tal Riccardo Marone passato alla sua direzione dopo un’esperienza come vicesindaco e poi assessore nel comune partenopeo.

Sul fatto che, come dice De Magistris, questa impresa sia un esempio di “commistione tra politica e crimine attorno al denaro pubblico” non ho dubbi e neppure dubito che quella intentata sia una querela intimidatoria, cioè uno degli strumenti preferiti dalla casta per tacitare le voci critiche, ma proprio per questo è assurda la scelta dell’eurodeputato di difendersi non nel ma dal processo, rinunciare a una vittoria scontata in tribunale parandosi dietro ad un altro degli strumenti preferiti dalla casta. Ed è già la seconda volta.

Penso di poter dire con certezza che con questa azione De Magistris abbia definitivamente esaurito le carte che aveva ancora da giocare coi seguaci del blog di Grillo. Forse prese singolarmente potevamo anche sopportare l’indipendenza di facciata dall’Idv, il venir meno al proprio mandato elettorale per candidarsi a sindaco di Napoli e il ricorso a strumenti di psiconana memoria per star lontano dai tribunali, ma con tutti e tre assieme il vaso è traboccato da un pezzo. Desolante riascoltare oggi le parole di ringraziamento appena dopo la vittoria elettorale: “Consideratemi vostro strumento, grazie Beppe, grazie a tutti gli amici del blog”. Ma figurati.

Leggendo vari commenti alla vicenda ho visto che molti cercano di fare dei distinguo tra l’immunità di De Magistris e quella di un Mastella qualsiasi, tra il diritto di un politico a dir quel che pensa senza timore di ingiuste ritorsioni e quello di non rispondere dei propri reati. Ma chi è a stabilire quando è l’uno e quando l’altro caso? Chi decide se la richiesta di scudo è eticamente accettabile o no? Nessuno, perché si ricade nella logica del tifoso per il quale il proprio beniamino ha sempre ragione e l’avversario torto a prescindere.

L’immunità parlamentare deve essere abolita punto e basta, perché alla prova dei fatti si rivela un arma per politici ladri e delinquenti vari. Per proteggere chi fa onestamente il suo lavoro ci sono alternative molto migliori, come ad esempio una legge che imponga a chi intenta una causa per diffamazione e la perde di risarcire il querelato con una somma uguale a quella chiestagli. Se cosi fosse grandi aziende e politici arroganti ci penserebbero due volte prima di chiedere assegni a sei zeri ai detrattori per terrorizzarli, col rischio di dover sborsarli poi in proprio.

 

Dalla mia rubrica su http://www.reggio24ore.com

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