Rifiuti, Modello Reggio – da non imitare

Ecco l’ultimo post pubblicato sulla mia rubrica di Reggio24ore, ora 24Emilia.

Come gli altri reggiani ho ricevuto anche io nei giorni scorsi la lettera del sindaco Delrio con la quale ci presenta la nuova strategia per la raccolta dei rifiuti. E mi sono messo a ridere.
Tre borse tre, la strategia sono tre borse. E poi? Mi sono chiesto continuando a leggere la lettera. E poi niente, tutto li, tre borse per separare i diversi materiali in casa.

Si chiama “Modello Reggio” per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Nelle intenzioni degli amministratori è un sistema che ci porterà a centrare l’obbiettivo del 65% di differenziata entro il 2012, come richiesto dall’Europa, nei fatti invece, dovrebbe affiancare la voce “bufala” nei dizionari dei sinonimi. La nostra città non arriverà a questo risultato entro il termine prefissato per una serie di motivi.

Il primo è che si dovrebbe portare in meno di due anni la percentuale di differenziata dal 54,9% al 65% (ce ne sono voluti cinque per l’ultimo incremento di questa portata) senza introdurre nessuna innovazione nel sistema di raccolta. Il secondo è che in realtà non partiamo neanche dal 54,9% ma da più in basso, se eliminiamo dal conteggio i rifiuti cosiddetti “assimilati industriali” che nel calcolo della differenziata non dovrebbero entrare, ma vengono spesso conteggiati per gonfiarla.

Ma anche facendo finta di niente su questo, basta considerare la confusione che regna nella raccolta dei rifiuti reggiana: abbiamo ben tre diversi sistemi applicati contemporaneamente nel territorio. Nella ex 7^ Circoscrizione si continua con il Porta a Porta del quale ormai, dopo il siluramento dell’assessore Montanari, in Giunta non importa niente a nessuno e tantomeno a Iren, che i rifiuti è più interessata a bruciarli e per la quale un’alta raccolta differenziata costituisce più un danno che un successo. Dentro l’esagono ai vecchi bidoni stradali si sono affiancati i costosi cassonetti interrati di Piazza 24 Maggio, belli a vedersi, anzi belli proprio perché non visibili, ma la cui funzione è soltanto estetica, non apportando infatti alcun reale cambiamento nella raccolta perché, di fatto, sono normalissimi cassonetti che stanno sotto terra invece che sopra.

Ora, scrive il Sindaco, il Modello Reggio si estende al resto del territorio. Cosi, mentre comuni innovatori come quello di Capannori o i membri del Consorzio Priula in Veneto applicano con successo il Porta a Porta spinto con raccolta domiciliare, tariffa puntuale e bidoncini familiari dotati di chip elettronici, da noi arrivano tre borse colorate che continueremo a svuotare nei soliti cassonetti stradali.

Difficile pensare che la differenziata aumenterà per questo. Separare i rifiuti in contenitori diversi è cosa che chi voleva fare lo faceva già da solo, e chi non l’ha mai fatto non capisco perché dovrebbe iniziare a farlo ora che non ci guadagna comunque nulla.

Nella nostra città nessuno sta pensando di creare un sistema che incentivi i reggiani a fare attenzione a dove buttano i loro scarti. Nessun amministratore ha per l’anticamera del cervello l’idea di far pagare il servizio con l’introduzione della tariffa puntuale al posto dell’attuale sistema, che calcola il dovuto in base alle dimensioni dell’abitazione e, oltre a colpire soprattutto le famiglie numerose, tratta allo stesso modo chi si comporta virtuosamente e chi butta tutto assieme.

Con la tariffa puntuale invece pago per quanti rifiuti indifferenziati produco e sono quindi stimolato a ridurli e a differenziarli meglio, con beneficio per l’ambiente e per il portafogli, ma a Reggio no, e i cittadini diligenti che in via Adua si impegnano nel porta a porta pagano tanto come gli inquinatori.

Insomma, il Modello Reggio è questo, soluzioni arretrate e ostilità alle innovazioni sperimentate con successo altrove. Un modello… da non imitare.

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