Referendum, io voto!

Il mio nuovo post su 24emilia.com

I tre referendum che si avvicinano sono già nella storia. Per la raramente vistasi mobilitazione di popolo che, come io credo, permetterà il raggiungimento del quorum. Per il ruolo giocato dal web nell’aggirare il velo di silenzio calato da buona parte dei media. Per la fantasia messa in campo dai comitati referendari, sulle cui genialate comunicative bisognerebbe scrivere un libro. Per i tentativi dell’uomo di Arcore di insabbiare tutto (e per il probabile de profundis che lo attende lunedì sera) e non ultimo per la faccia di bronzo di taluni che sono riusciti a far campagna sia pro che contro.

I quattro quesiti sui quali ci esprimeremo il 12 e 13 giugno sono il campo dove si consumerà lo scontro che vede da una parte i cittadini, le persone normali, associazioni e movimenti civili, in sostanza quelli che di norma non contano un tubo contro le oligarchie economiche e politiche che stanno cercando di trasformare ogni centimetro dello Stato in una mucca da mungere a piacimento, cancellando diritti e trasformando in proprietà personale i beni comuni, imponendo costi a tutti per ricavarne profitti per sé.

Da anni, grazie a governi di ogni colore, l’acqua che sgorga dai nostri rubinetti è sottoposta ad un processo di privatizzazione che, dietro a promesse in cattiva fede di efficienza e maggior qualità del servizio, sta trasformando quello che è un bene indispensabile alla vita in una merce alla pari di uno scooter o di un cellulare (esemplare su questo punto il presidente di una certa multiutility, che parla chiaro e tondo di “vendere” l’acqua).

Se la sete di profitto avrà la meglio sulla resistenza civile da mesi in campo, non tarderà il giorno in cui ci obbligheranno ad attaccare il tassametro ai rubinetti, ma al referendum avremo la possibilità, facendo una semplice X sul Sì, di fermarli e rimettere la gestione dell’acqua nelle mani dei cittadini e dei loro rappresentanti, per amministrarla a vantaggio di tutti e non per piegarla agli interessi di qualche multinazionale. Vero è che rimarranno aperti molti problemi: dalla capacità del pubblico di creare gli incentivi per gestire efficientemente il servizio al reperimento dei fondi per ammodernare la rete idrica allo sfascio, ma è un prezzo da pagare se vogliamo che l’ultima parola continui a spettare ai cittadini e non ad un’assemblea di azionisti.

Poi c’è il ritorno del nostro paese al nucleare. Una scelta antieconomica per la comunità a causa dell’altissimo costo della tecnologia, meno per i dividendi trimestrali dei soliti noti. Soprattutto rischiosa a causa della pericolosità delle centrali, come hanno scoperto a loro spese le città giapponesi vicine a Fukushima.

Ignoriamo per un attimo – non che ci voglia molto per fortuna – le rassicurazioni di scienziati prezzolati ed esperti di tutto e niente da salotto televisivo e, pensando a quello che è accaduto a Chernobyl e Fukushima, pensiamo allo stesso disastro però a casa nostra: cosa significherebbe se il reattore di una centrale costruita, ad esempio, a Viadana si guastasse trasformando città come Reggio, Mantova e Modena in tante Pripjat? Riusciamo a immaginare fiumi di persone affollare con ogni mezzo la statale 63 in fuga verso gli Appennini (con un tizio dalle parti di Casina che sorride ai profughi invitandoli a tornare a casa perché non è successo nulla di grave) come abbiamo visto la fuga di migliaia di giapponesi nelle settimane passate?

E soprattutto chiediamoci: possiamo permettere che lo Stato, già oggi vicino alla bancarotta e che taglia sui servizi sociali, scuola, pensioni, tiri fuori decine di miliardi per costruire centrali nucleari che staranno economicamente in piedi solo grazie a continui sussidi pubblici?

L’ultimo referendum è quello sul cosiddetto “Legittimo impedimento”, legge fatta su misura per un unto dal signore, che potrà decidere se e quando presentarsi in tribunale a rispondere dei propri reati. Immaginate ora che qualcuno entri in casa vostra e la ripulisca da cima a fondo, poi, una volta arrestato, non venga mai processato e punito per quello che ha fatto semplicemente perché decide di non farsi vivo in tribunale, e voi? Buttatevi pure nel fiume, non potete proprio farci nulla perché lui è un animale più uguale di voi.

Col nostro voto il 12 e 13 giugno possiamo mandare a monte questa porcheria che separa i cittadini onesti sottoposti alle leggi da questo “più uguale degli altri” e mettergli finalmente in testa che, gradisca o meno, la legge è uguale per tutti, anche per lui. Perciò il 12 e 13 giugno troviamo tutti dieci minuti per andare a votare 4 Sì ai referendum e mandiamo a gambe all’aria i sogni di finanzieri, affaristi, speculatori, corrotti, fan del cemento e farabutti d’ogni sorta.

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