Acqua, che fare ora?

Il referendum lo abbiamo vinto e tutto sta per cambiare, soprattutto in nulla se non terremo gli occhi aperti. I businessman dell’acqua che tengono un occhio al rubinetto e l’altro al listino di borsa e i referendari degli ultimi cinque minuti si stanno già preparando a correre ai ripari. La Restaurazione è alle porte. Diciamoci la verità, credevamo davvero che certi ambienti politici che pur hanno sostenuto il referendum lo facessero davvero per amor di un principio?

La nascita, la quotazione e l’attività delle grandi multiutilities emiliane, tanto per non far nomi, sono state e sono pilotate da una precisa parte politica che a mollare l’osso non ci pensa proprio. Difatti Hera ha alzato le tariffe del 3,5% proprio in questi giorni. Non hanno “venduto” quanta acqua si aspettavano e non hanno ricavato il previsto, ma gli azionisti il dividendo lo vogliono e il cerino in mano rimane all’utente, che magari si è impegnato per sprecare (pardon, comprare) meno acqua.

Butto li un po’ di questioni che mi girano in testa in questi giorni

Concorrenza
L’argomento principe dei sostenitori delle privatizzazioni: è possibile gestire l’acqua con efficienza solo in concorrenza, per la quale è necessaria la presenza di più gestori che si contendono l’affidamento del servizio. Parlando delle multiutilities dell’acqua, l’esistenza di vera concorrenza prima del referendum è criticabile sotto due punti di vista.

Uno: multiutilities come Iren affrontano una “concorrenza” solo al momento della gara per l’affidamento del servizio, quando cioè dovrebbe vincere l’impresa migliore, ma in realtà chi può contendere a Iren (o Hera, o Acea) il business nel loro territorio? È davvero credibile pensare che le Spa dei servizi pubblici, che paiono oggi più interessate a fondersi tra loro (vedi Enìa-Iride), si combattano per strapparsi province? Il tutto, ovviamente, se gli amministratori i cui comuni detengono quote nelle società non preferiscano annullare del tutto il rischio outsider con un bell’affidamento in house e tanti saluti.

Due: in concorrenza non esistono profitti garantiti per legge. Un impresa può si alzare il prezzo e tenersi i suoi clienti, ma la differenza tra l’avere un potere di mercato e quello di muoversi in un monopolio di fatto è grossa. La concorrenza dovrebbe garantire l’efficienza delle imprese, le peggiori perdono al gioco e spariscono, le migliori sopravvivono, ma se un’impresa sa che, anche se lavorerà male, avrà sempre un guadagno garantito, chi glielo fa fare di sforzarsi per migliorare il servizio offerto?

Riduzione della tariffa
Un attimo dopo l’uscita dei risultati si sono levate le richieste di abbassare del 7% la tariffa dell’acqua. Ha certo una sua logica: se non ci sono più i profitti garantiti, la quota di bolletta in questione può benissimo non venir più pagata dagli utenti, ma oggi non mi pare sia questa la cosa da fare.

La situazione delle reti è talmente disperata da far valutare in diverse decine di miliardi gli investimenti necessari nei prossimi anni per metter a posto le cose, dove prenderli? I possibili strumenti sono tre, contemplati infatti dalla proposta di legge del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: tariffa, fiscalità specifica e fiscalità generale.

Un principio base dell’efficienza – e non c’è acqua pubblica se non c’è acqua gestita in modo efficiente – è che il costo di gestione di un servizio pubblico venga coperto integralmente dai ricavi del servizio stesso, senza ricorrere a fonti di finanziamento esterno (ossia trasferimenti che lo Stato effettua e prende dalla fiscalità generale, come l’irpef) che alla lunga hanno potenzialmente effetti dannosi sul servizio, gestito da persone non incentivate a lavorare bene, visto che arriverà sempre qualcuno a mettere un tappo. Dalla fiscalità generale dovrebbero invece arrivare i fondi per gli interventi straordinari sugli acquedotti, che in alcune regioni perdono la metà dell’acqua che vi circola. Tuttavia, a mio avviso sarebbe bene però che anche gli interventi straordinari vengano in parte finanziati attraverso le bollette.

Perciò credo che la pretesa di abbassare immediatamente le tariffe sia del tutto sbagliata in questo contesto, piuttosto è meglio pensare alla creazione di un fondo nazionale per gli investimenti, da finanziarsi con quella percentuale delle bollette. Mi sta bene pagare quanto prima, se so che invece di foraggiare qualche azionista sto partecipando a tenere in piedi le strutture.

Gestione pubblica
E’ il grande mah. Sarà il pubblico in grado di stupirci e far funzionare le cose come si deve? In Emilia la gestione pubblica è sempre stata di ottimo livello, meno bene possiamo dire di buona parte del resto del Paese. Il rischio della ripubblicizzazione è ricreare le medesime condizioni che hanno portato all’emergere dei tifosi delle privatizzazioni come panacea di tutti i mali. La sfida più importante che pone la ripubblicizzazione è quindi creare un sistema che permetta/costringa il pubblico a gestire il servizio idrico in maniera efficiente. Niente carrozzoni, ma aziende pubbliche concorrenziali seppur fuori dal mercato e non miranti al profitto.

Ci vorrà uno sforzo di immaginazione su come introdurre in questo sistema incentivi all’efficienza, uno dei quali potrebbe essere l’elezione diretta dei Cda delle aziende da parte dei cittadini. Se il servizio funziona tutti contenti, se fa schifo a casa gli amministratori incapaci.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...