Svuotiamo gli arsenali

Il mio ultimo post su 24Emilia. Visto il poco tempo che la tesi mi lascia, l’ultimo per un pezzo credo.

27 miliardi sono costate le forze armate nazionali nel 2010, che scritti in un altro modo fanno 27.000.000.000 euro.

È uno dei temi meno dibattuti nel dibattito politico come in quello da bar – che poi spesso coincidono –  e ben raramente si sente qualcuno accennarne fuori dal web. Che sia un politico di professione che da un salotto televisivo denuncia tagli e sprechi, che sia un cittadino o un giornalista, pochi paiono aver consapevolezza di questa realtà, pochi ne sanno qualcosa.

Eppure le spese militari costituiscono una voce pesantissima sui nostri non eccelsi conti pubblici. Assorbono una quantità di denaro allucinante, offensiva se guardiamo ai tagli subiti da settori quali università, ricerca, servizi pubblici e via dicendo. Decine di miliardi che ogni anno se ne vanno in aerei, carri armati, missioni all’estero, stipendi per i soldati li impegnati non si sa bene a far che, jeep e, per non farsi mancare un po’ di comodità dopo tutto quel fango sui campi di battaglia, un buen ritiro di lusso a spese dei contribuenti (mica la truppa! Solo se hai i gradi giusti): 3,5 milioni di euro per le pulizie degli alloggi di certi generaloni, come recentemente denunciato dal Fatto Quotidiano.

E non conoscono crisi, dato che il budget è in crescita e, negli ultimi anni, qualunque fosse il colore del governo, si sono andati perfezionando gli accordi miliardari per l’acquisto di un paio di centinaia tra F35 americani ed Eurofighter europei. Caccia iper tecnologici di nuova generazione, presentati da Giovanni Forceri, sottosegretario alla Difesa dell’ultimo Governo Prodi, come arma che “come un fulmine colpirà il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente”. Non è ancora chiaro a quali nemici si riferisse Forceri, forse ai tanti che negli ultimi dieci anni abbiamo aggredito per primi e senza averne ricevuto provocazione? Mah….

Eppure la possibilità di imboccare una via diversa c’è, idealizzata in passato da Pertini con una frase rimasta famosa: “svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai”. Sarà stata la Guerra Fredda ieri o qualche condottiero da Risiko come il Ministro (aggiornamento: ex Ministro!) La Russa oggi, ma di strada ne abbiamo seguita un’altra, col risultato che oggi vantiamo un buon ottavo posto nella classifica mondiale delle spese militari. Tanto per fare un confronto, si prenda qualsiasi classifica mondiale delle università e si scorrano almeno 150 posizioni prima di trovare il primo ateneo tricolore. Fossimo aggrediti, si potrebbe capire…

Ma aggrediti non siamo, e stabilito che non esistono minacce cosi importanti da richiedere un simile budget per la difesa occorre chiedersi: perché questo spreco? Di certo non si tratta di appagare l’ego dei già citati condottieri da Risiko – a loro dei jet in realtà non frega niente, gli bastano un paio di Maseratiautoblu a scrocco– ma di tutt’altro. Una fetta consistente di Pil e occupazione dipende direttamente, o per l’indotto, dal settore militare: dalle fabbriche d’armi (Finmeccanica, Alenia, Oto Melara) ai fornitori civili, dagli appaltatori d’opere a tutte quelle imprese necessarie per il mantenimento di un esercito che, quando magari è impegnato a far il suo mestiere, la guerra, si moltiplicano come funghi in numero e fatturato. Andarsi a rivedere i dati sul giro d’affari USA per le guerre in Iraq e Afghanistan è istruttivo, ma potrebbe bastare ricordare la storia patria nella Grande Guerra e i “pescecani”, cioè i grossi industriali che accumularono fortune immense con le commesse belliche, rischiando nulla.

Il primo visitatore italiano nella Tripoli appena de-Gheddafizata non è stato un ministro o ambasciatore, ma bensì l’Amministratore Delegato dell’Eni. Molte imprese italiane partecipano con profitto alla “ricostruzione” dell’Iraq, dell’Afghanistan e domani della Libia (muratori italiani ricostruiranno edifici libici distrutti da missili francesi; sono le magie della globalizzazione). I pescecani esistono ancora, e per il loro business è importante che lo spirito pacifista della Costituzione resti lettera morta.

Raccoglier firme contro tutto questo è giusto e urgente, ma non c’è da illudersi che basti contro gli enormi interessi in ballo e bisogna fare i conti con la realtà. Pensare che si possa facilmente decimare le spese, o ridurle del tot per cento di colpo è più che utopistico. Il sistema è tale che, se domani il budget della Difesa venisse dimezzato di colpo, un bel pezzo di economia nazionale e occupazione andrebbero a rotoli. I pescecani garantiscono lavoro a non poche persone che, di colpo, si troverebbero a spasso.

Questa battaglia può esser vinta, forse, solo proponendo una via percorribile e a lungo termine, lasciando da parte proclami roboanti. Per questo vorrei qui riproporre un’idea avanzata dal reggiano Paride Allegri, alias il partigiano Sirio, alcuni anni fa: cominciamo col ridurre di una piccola percentuale fissa ogni anno le spese militari fino ad arrivare, se non all’azzeramento, ad una decisa e drastica riduzione nel giro di un decennio o poco più. In tal modo non si metterebbero troppo in difficoltà le aziende coinvolte e si potrebbero liberare gradualmente risorse da destinare a questioni ben più meritevoli e, perché no, anche sostenere la riconversione industriale delle aziende che accetteranno di abbandonare il business armato.

 

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6 risposte a Svuotiamo gli arsenali

  1. mariuccia fornasari ha detto:

    credo che i grandi affari li fanno i venditori di armi, si sfregano le mani quando nel mondo ci sono dei conflitti, gli avvoltoi sono sempre pronti, l’Italia manda armi in ogni parte, davanti hanno la faccia di farci credere che parlano di pace e poi sotto c’è questo odioso commercio, allora? Quando finirà questo stato di cose? Qualcuno può darmi speranza?

  2. Daniela Pasini ha detto:

    Svuotiamo gli arsenali

  3. Giuseppe D'Ambra ha detto:

    Domani Termini Imerese chiude ! Lo STATO butta via 500 milioni per blindati e carri armati ! BASTA SPRECARE I NOSTRI SOLDI PER GLI ARMAMENTI !!!!!

  4. giorgio Mezzolombardo ha detto:

    Con Piacere: è ora di finirla con i soldi buttati in tempo di pace per le guerre ….ma mi chiedo vogliono la pace o preparano la guerra?

  5. luciano ferrara ha detto:

    con un ministro “militare” Giampaolo Di Paola (Difesa), non penso che il governo monti taglirà le spese militari.

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