Il Frecciarossa e il pendolare

Dal blog su www.24emilia.com

Sfogliando i giornali, da un po’ di tempo sembra che il trasporto ferroviario in Italia sia agli albori di una rivoluzione epocale. Basta col monopolio pubblico, basta coi treni luridi e scassati, basta coi canonici 5, 20, 30 minuti di ritardo scanditi dagli altoparlanti alla massa di pendolari accalcati sulle banchine delle stazioni. È arrivata la concorrenza! Le vie ferrate italiane si stanno aprendo ai ferrovieri privati di Ntv: Nuovo trasporto viaggiatori di Montezemolo e soci, dando inizio a una guerra con le vecchie Ferrovie dello Stato per accaparrarsi quote di passeggeri.


Drink di benvenuto, wi-fi, poltrone in pelle, aree meeting e zone silenzio, pasti gourmet e club vip nelle stazioni ove aspettare comodamente il treno, sono alcune promesse della pubblicità martellante degli ultimi tempi.

Parrebbe un bel futuro davvero, peccato che, proseguendo nello sfogliare i giornali, a fianco delle paginate di pubblicità dei nuovi treni si trovano le cronache dei crescenti tagli e disservizi che stanno falcidiando il normale trasporto viaggiatori: eurostar e treni notturni cancellati, tagliati i collegamenti diretti col meridione, intercity sempre più rari e sostituiti da convogli più costosi per obbligare i viaggiatori a scegliere questi ultimi.

Se è vero che, in genere, la concorrenza produce benefici per gli utenti, e difatti a ogni proposta di liberalizzazione la casta di turno regolarmente insorge (dai taxisti ai farmacisti, agli ordini professionali), la sfida tra i due gestori, oggi, riguarda solo la fascia alta del mercato: viaggi d’affari e business man sulle freccerosse di Trenitalia e Italo di Ntv. Insomma i treni ad alta velocità che spesso vediamo sfrecciare nelle stazioni, lucidi, eleganti e moderni, che eclissano col loro passaggio i vetusti intercity, espressi e regionali sui quali si accalca la gran maggioranza dei viaggiatori, i pendolari.

È su costoro che saranno scaricate le grane della competizione. Da tutte le meraviglie promesse dai nuovi servizi stanno rimanendo esclusi proprio quei viaggiatori che i treni li usano ogni giorno per lavoro o studio, pendolari che non si aspettano chissà quali eleganti accoglienze a bordo con quotidiano e caffè, ma solamente treni in efficienza, puntuali e comodi nelle ore di punta. Sono quella categoria di paria che rappresenta circa l’85% dei viaggiatori ma che – parlo sulla base di quinquennale esperienza sulla pur breve tratta Reggio-Modena – si direbbe esser tenuta quasi in disprezzo dai signori alla guida di Trenitalia, che paiono vederli solo come un ostacolo sulle rotaie a intralcio del profittevole transito delle varie “frecce” (e mi tornano alla mente le tante soste forzate nella ridente stazione di Rubiera, perché la marcia in orario del mio regionale veniva sacrificata per far passare uno o due convogli di quelli che “contano” in ritardo).

Stando alle cronache, pare proprio che le meningi dei manager, i capitali e gli investimenti siano diretti altrove: alla radica, ai bar esclusivi, ai servizi che danno profitto (e non apriamo il capitolo Tav per ragioni di spazio), con buona pace del servizio universale che deve essere garantito anche sulle tratte meno profittevoli ma sulle quali in ogni caso i cittadini hanno diritto di spostarsi. Insomma, al di la delle apparenze, pare proprio che per i pendolari – e per chi non può permettersi il biglietto dei treni ad alta velocità – si prospettino tempi ancora più duri sulle italiche vie ferrate.

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