La midad del mundo

Da www.24emilia.com

LAGO AGRIO (ECUADOR) – La guida Lonely Planet descrive Lago Agrio come “grigia cittadina, capoluogo della provincia di Sucumbìos, dove si affastellano un caotico mercato, strade polverose, traffico intasato e rozzi bar”. Un quadretto per nulla attraente, che allontana definitivamente un eventuale viaggiatore quando si inizia a parlare dell’elevata prostituzione e della criminalità dovuta al vicino confine colombiano.
D’accordo che non si può essere in tutto il mondo in ogni momento a vedere cosa vi accade, ma aggiornare le guide turistiche non guasterebbe. Lago Agrio, capoluogo della regione nord-orientale dell’Ecuador non è questo, o meglio, non lo è più e scoprirlo mi ha rasserenato non poco, visto che in questa cittadina passerò i prossimi cinque mesi per uno stage con una Ong bolognese, impegnata in un progetto di sviluppo del turismo comunitario presso le comunità indigene dell’Amazzonia.


È una città nata sul finire degli anni 60 grazie alla scoperta del petrolio, i cui pozzi hanno rapidamente attirato lavoratori da tutto l’Ecuador. Sebbene camminando per le multicolori e vivaci vie del centro cittadino non ce ne si renda conto, che l’economia della regione si basi sull’estrazione dell’oro nero lo si intuisce rapidamente percorrendo le (poche) strade che si inoltrano nella foresta o che risalgono le Ande in direzione di Quito, al cui fianco si snodano, sinuosi e quasi mai interrati, gli oleodotti che trasportano il greggio dai pozzi scavati in quello che fu cuore dell’Amazzonia alle raffinerie in altre regioni del paese.
La regione di Sucumbìos si sviluppa dalle ultime alture della Cordillera delle Ande fino alla pianura che un tempo ospitava la foresta Amazzonica, ma che nel corso degli anni le trivellazioni hanno spinto sempre più a oriente. Ora vi è un territorio dove la foresta è stata estirpata e ridotta a piccole isole di verde circondate da pozzi, campi, strade e cittadine che si diradano man mano che si procede verso ovest, fino a cedere il passo alle riserve naturali e all’interminabile distesa arborea che si sviluppa per migliaia di chilometri attraversando Perù e Colombia fino alle prime città brasiliane.

È la regione teatro della grande battaglia legale internazionale, ancora in corso, contro la Texaco, compagnia petrolifera statunitense rea di aver scaricato per anni miliardi di litri di liquami tossici nella foresta, avvelenando gli abitanti. Ma col “progresso” oltre all’Amazzonia hanno fatto i conti anche le numerose etnie indigene che un tempo dominavano la regione, il cui habitat è stato in gran parte spazzato via. Alcuni si sono riciclati come operai nei pozzi, altri hanno scelto di isolarsi completamente dal mondo, assumendo spesso comportamenti ostili verso lo straniero, altri ancora cercano di mantener viva la propria cultura senza rinunciare al contatto con l’esterno.
La situazione politica dell’Ecuador è non meno interessante di quella ambientale. Presidente del paese è Rafael Correa, deciso a realizzare quello che in America Latina viene chiamato “socialismo del XXI secolo”, in decisa rottura con i passati governi liberisti. Per il momento ha riconosciuto alle nazionalità indigene diritti a lungo negati e ha costretto le compagnie petrolifere straniere ad accettare una nuova realtà: i profitti del petrolio restano per la maggior parte in Ecuador.

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