Storie della frontiera

LAGO AGRIO – L’Amazzonia è la frontiera dell’Ecuador, ancora oggi terra d’immigrazione dal resto del paese. Qui si trova lavoro, si trova terra da coltivare, si cercano opportunità che altrove mancano, anche se i tempi in cui il governo offriva il volo aereo gratuito – sola andata – per chi voleva trasferirsi nel mezzo della selva sono finiti.

La frontiera ecuadoriana è stata spostata in avanti spazzando via i precedenti occupanti, di cui già ho raccontato, cosi come ho provato a scrivere di alcuni brillanti risultati dello sfruttamento selvaggio delle risorse naturali che ne seguirono. I tempi sono cambiati e gli indigeni “civilizzati”, la foresta è stata vinta e anonime e operose cittadine sono sorte a fianco delle strade costruite dalle compagnie petrolifere, ma la frontiera e la sua asprezza sono rimaste, nonostante il visitatore occasionale difficilmente se ne accorga o, al massimo, noti appena il via vai di militari lungo le strade della regione.

È parlando con gli abitanti che si scoprono i dettagli, gli aneddoti e i ricordi che ricostruiscono la storia locale nella sua complessità, della quale continuo a non riuscire a venire a capo, certo a causa dell’assoluta tranquillità della vita quotidiana che rende difficile pensare a cosa accadesse ieri, proprio qui.

Alcuni mesi fa si è avuta notizia di un arresto in una fattoria a pochi chilometri da Lago Agrio: la polizia catturò un importante membro delle Farc colombiane qui rifugiato assieme ad altri compagni. Nel Sucumbìos i guerriglieri colombiani sono una presenza intangibile e misteriosa, tutti sanno che ci sono ma solo pochi dicono di saperli riconoscere. Forse sono abbastanza numerosi da incrociarne uno tutti i giorni sulla via per il lavoro, forse è la fantasia popolare a gonfiarne il numero, fatto sta che le temibili Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, da decenni in lotta contro il governo centrale, sono di casa quaggiù, terra retrovia delle turbolente regioni meridionali del loro paese. Pare vengano soprattutto a riposare e a far spese, non risulta minaccino nessuno e, anzi, molti abitanti gradiscono la loro presenza, o meglio, i loro dollari. Chi si nasconde paga bene e paga in contanti.

Tanti episodi nati in questo confuso contesto sarebbero degni d’esser raccontati. Ne ho scelti tre dei quali ho trovato testimonianze attendibili, partendo dal povero campesino che viveva con l’anziano padre e il fratello disabile in una fattoria lungo il rio Putumayo, a poche decine di chilometri dal patio dove ne sto scrivendo la storia, davanti al quale una notte si presenta un uomo armato del classico AK-47 e fascia d’ordinanza al braccio. Chiede ospitalità per la notte per sé e alcuni suoi compagni. Il contadino ha paura che vogliano ucciderlo e cerca di mandarlo via, si dispera, perché senza di lui i suoi famigliari non avrebbero di che vivere, ma l’uomo lo tranquillizza: dice che sono solo un gruppo in marcia e vogliono riposare qualche ora, se il giorno dopo l’esercito verrà a chiedergli qualcosa, gli dovrà dare un’indicazione sbagliata. L’ingenuo si calma e accetta senza chiedere il numero esatto degli “ospiti”. Fu cosi che un paio di centinaia di guerriglieri armati fino ai denti sbucarono dagli alberi alle sue spalle e si sistemarono nel suo orto e nel suo fienile per la notte.

Merita di esser raccontata anche la vicenda capitata alla mia vicina, una donna di mezza età che lavora per un’impresa spagnola ma che una decina d’anni fa gestiva un negozio di attrezzature fotografiche. Mi ha raccontato che un giorno un uomo dal fare strano (è una di quelle che dice di saper individuare chi non è quello che sembra) si presenta nel suo negozio e chiede trenta flash di un particolare modello, lasciandola di stucco sia per la richiesta – a che mai gli serviranno trenta flash? – sia per il pagamento anticipato e in contanti. Pecunia non olet e inizia cosi un discreto rapporto d’affari, nomi a caso sulle fatture, che dura fino a che la donna non si reca da un grossista in Colombia per rifornirsi del pezzo, che il suo fornitore abituale ha esaurito. Il grossista ascolta la sua richiesta e lancia un urlo, non credendo alle proprie orecchie. Dopo i chiarimenti, il mistero è svelato: “Signora, non capisce che lei sta vendendo detonatori ai terroristi?”. Si trattava di un particolare modello di flash usato dai “terroristi” per far scoppiare le loro bombe, per questo vietato in Colombia. L’uomo delle Farc li comprava apposta oltre confine.

Della storia non ufficiale di Lago Agrio fa parte anche la provenienza di parte del denaro che ha finanziato lo sviluppo economico della città. Accadde che, quando i campesinos colombiani iniziarono a darsi alla coltivazione della coca, ben più redditizia delle solite colture, si trovarono alle prese col problema di non poterlo depositare in banca senza destare sospetti. Cosa meglio allora che prestarlo ai vicini ecuadoriani che quando chiedevano un prestito in banca venivano presi a pesci in faccia? Pare nacquero cosi molte delle attività tuttora esistenti in città e per un po’ non ci furono problemi. Poi, però, i creditori chiesero indietro i prestiti e molti fecero i furbi, tanto, forse pensarono, a quale tribunale avrebbero mai potuto rivolgersi i colombiani? Poco più di cinque anni fa Lago Agrio si guadagnò la sua, oggi immeritata, pessima reputazione, dovuta all’esplosione di violenza che ogni notte lasciava un cattivo pagatore sul selciato. Ai colombiani non servivano tribunali quando nel quartiere dei bordelli un buon sicario si reclutava con 20 dollari.

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