Successo senza ciliegina?

Pubblicato su www.24emilia.com, commento alle elezioni in Sicilia

Sembrano passati secoli dai tempi in cui un 3% e un consigliere eletto erano già un successo da ricordare. Accadeva invece solo tre anni fa o poco più, quando le prime, pioniere liste a 5 stelle provavano per la prima volta a metter piede dentro ai Comuni della Penisola. Risultati modesti si può dire oggi, ma che all’epoca costituirono i punti di partenza per una marcia che prometteva di esser lunga e avara di soddisfazioni, almeno nel breve termine.

Dell’anno in corso si può invece dire che “la storia ha accelerato”, la marcia pare essersi trasformata in una corsa rocambolesca, le idee a 5 stelle non sono ormai più limitate a una ristretta cerchia di cittadini informatizzati e anticipatori dei tempi, ma hanno fatto breccia in tutto il paese nello stesso momento in cui i partiti, il loro sistema e i loro metodi venivano giù più rapidamente di quanto forse fosse lecito aspettarsi.

Sono arrivati i primi sindaci del Movimento e domenica scorsa anche al sud gli sforzi degli attivisti locali sono stati premiati da un grande risultato. Con una campagna da poche migliaia di euro e qualche bracciata di stile libero la lista guidata dall’ex magazziniere Giancarlo Cancelleri, è risultata col 14,9% il gruppo più votato tra tutti quelli presentatisi alle elezioni siciliane, contro il 13,4% del Partito Democratico e il 12,9 % del Pdl. I voti persi dai maggiori partiti rispetto alle ultime consultazioni nell’isola si contano nell’ordine delle centinaia di migliaia ognuno e, a quanto pare, gran parte di quelli persi a sinistra sono andati proprio al detestato Grillo.


Tuttavia qualcosa è mancato domenica scorsa, che non è banalmente la vittoria nelle urne andata ad altri. Metà e più dei siciliani sono rimasti a casa. Schifati a buon diritto, hanno smesso di credere alle eterne promesse delle solite facce e delle nuove che si tengono le vecchie nascoste dietro le spalle, ma non hanno visto nel Movimento 5 Stelle l’alternativa. Hanno scelto di non scegliere e questo, per chi scrive, toglie qualcosa al pur ottimo risultato.

Perché il Movimento è nato su spinta di coloro che avevano capito per primi che in quei partiti che domenica, nessuno escluso, sono usciti a pezzi dalle urne non c’era futuro. Dovrebbe quindi rappresentare la scelta naturale per la maggior parte di chi, man mano, arriva alla stessa conclusione, ma ciò non è avvenuto in Sicilia, mezza isola ha ripudiato il “sistema” ma non gli ha preferito l’alternativa, se non in parte, dato che è probabile che senza 5 Stelle la percentuale di astenuti sarebbe stata anche maggiore.

In quel 53% che non si è recato alle urne ovviamente c’è di tutto: delusi dalla destra, dalla sinistra e dal centro, poi quelli che fisiologicamente a votare non vanno mai, gli abitanti dell’isola di Ginostra cui il mare mosso ha impedito di raggiungere i seggi e, secondo qualcuno, anche i venditori di voti sarebbero calati perché ormai è rimasto poco o nulla da distribuire alle clientele.
C’è di tutto, quindi anche persone che ben difficilmente prenderanno mai in considerazione l’idea di fare la prossima croce sul simbolo pentastellato. Tuttavia, poco ma sicuro, per rappresentare il vero cambiamento anche nei fatti dopo esserlo stati nelle urne, Cancelleri e i suoi dovranno battersi per convincere anche loro che l’alternativa esiste e non è l’astensione, facendo si che quel qualcosa – la ciliegina sulla torta? – che domenica è mancata sia lo stimolo per non accontentarsi e per restituire fiducia a quella metà isola di disillusi.

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