La ‘ndrangheta non si mangia

auto_in_fiammeL’ennesimo veicolo è andato in fiamme nei giorni scorsi a Codemondo. Come molto spesso accade, anche in questo caso si è trattato di un mezzo di un’azienda edile e i tre proprietari, originari di Crotone, si sono affrettati ad assicurare di non aver mai ricevuto minacce o ricatti in vita loro, ma essersi trattato solo di un incidente a un vecchio camioncino.

Può darsi sia cosi, un cortocircuito, una svista, un po’ di sfortuna, capita, ma è davvero singolare come da un paio d’anni nel reggiano la sfortuna si accanisca contro veicoli e cantieri di imprese edili e dei trasporti di proprietà di calabresi. Dal 2010 a oggi decine di automobili, suv e camion sono stati bruciati con la benzina o fatti esplodere con bombe artigianali e, in alcuni casi, a essere colpite a distanza di pochi mesi sono state le stesse persone o loro parenti. Proiettili sono stati esplosi a Coviolo contro un imprenditore edile quasi uccidendolo e, a cavallo tra il 2010 e il 2011, la città ha vissuto un vero e proprio picco di roghi d’auto notturni, 25 nel solo 2011, due al mese.

Troppe e troppe volte all’indomani la vittima di turno cadeva dalle nuvole e davanti ai taccuini dei giornalisti immancabilmente, o quasi, ripeteva di non aver mai avuto fastidi da nessuno, pazienza se la propria auto si era trasformata in una massa annerita di plastica e metallo contorto per due volte di fila. Troppe volte si è trattato di “ragazzate finite male”, “incidenti” e chissà, forse ci dovremmo prima o poi arrendere all’irrazionale e accettare il fatto che nella nostra provincia l’autocombustione capita cosi, più che altrove.

Detto ciò, quanto accaduto a Codemondo ha avuto un seguito polemico a causa delle affermazioni dei proprietari del furgone che, con una notevole sufficienza, hanno ironizzato sull’accaduto affermando di non sapere manco cosa sia la ‘ndrangheta, “è roba che si mangia?” si è spinto a chiedere uno dei tre. Una battuta fuori luogo oggi, quando anche chi ieri lo negava ammette che le mafie si sono ben radicate in Emilia-Romagna e a Reggio, e da non poco tempo.

Ma l’indignazione è sprecata contro una battuta idiota. L’indignazione dovrebbe invece rivolgersi contro coloro che hanno creato le basi per il fiorire della mafia nella nostra provincia. Contro una classe politica che negli anni passati ha visto nel cemento la più facile e veloce strada per lo sviluppo della città e omesso di controllare chi si nascondeva tra le centinaia di aziende oneste reggiane, e non, che tiravano su, villetta dopo villetta e palazzina dopo palazzina, interi quartieri che in pochi anni hanno stravolto la faccia di Reggio. Abitati ma, spesso, rimasti in buona parte invenduti, comunque utili a far girare il sistema, per alimentare un mercato immobiliare che è stato il miele che ha attirato le api del malaffare alla ricerca di strade facili per ripulire denaro sporco, immettendosi nel giro dell’economia legale tramite prestanome, professionisti compiacenti e nuove aziende che dal nulla comparivano sul mercato e in breve tempo s’ingrandivano con una velocità fuori dal comune e che potevano applicare prezzi pari anche alla metà di quelli praticati dai concorrenti.

Di tutto ciò per molto tempo nessuno si è accorto né si è indignato e pochi hanno prestato orecchio alle poche voci isolate che si levavano a denunciare che qualcosa non andava, che il mito dell’Emilia isola felice era da rivedere e che gli strombazzati “anticorpi” dell’economia reggiana non erano stati sufficienti a difenderla da soli.

Da www.24emilia.com

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Una risposta a La ‘ndrangheta non si mangia

  1. www.prnewswire.com ha detto:

    That is awesome media Andy, happy to hear you’ve got managed to use e cigs instead of cancer stays. I’ve no illusions that e cigarettes are a well being product yet compared to the dangers posed by cigarettes they have to be considered
    a better choice.

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