Web-democracy in Parlamento

imagesLa web-democracy di Casaleggio, la mente del Movimento 5 Stelle, non prevede per il “politico” eletto nelle istituzioni un ruolo da protagonista. Protagonista è l’insieme di cittadini che si confrontano in rete, dove discutono e infine decidono ciò che il politico sarà chiamato a fare. In questa visione non vi è spazio per il protagonismo personale, nessun parlamentare o consigliere a 5 stelle può diventare un personaggio.

Il politico della web-democracy è un cittadino anonimo investito di un compito operativo, è il terminale di un processo decisionale nel quale egli non si pone in cima ma in fondo. Può (e deve, perchè, a conti fatti, è lui quello che sarà sempre meglio informato sull’argomento) proporre, presentare, sostenere e contestare, ma la decisione finale sarà presa da una somma di intelligenze collegate alla rete, alle quali egli è tenuto a rispondere del proprio operato. Non è un fantoccio ma neppure un leader, è un ingranaggio di una più grande macchina.

Questa, che è una mia personale sintesi di quanto ho capito del Casaleggio-pensiero, ovviamente non rispecchia l’attuale realtà del Movimento 5 Stelle. É una (utopica? Impossibile? Folle?) meta futura ma, alla sua luce, è evidente che non possono facilmente giustificarsi casi in cui il gruppo degli eletti nelle istituzioni si divide in base alle convinzioni personali, per quanto legittime possano essere.

Abbandoniamo ora le visioni oniriche per guardare ai fatti. Assieme ai novelli parlamentari entra in Parlamento un uso della rete e delle sue potenzialità in termini d’incremento della partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica sconosciuto alla politica tradizionale. I parlamentari a 5 stelle avranno la possibilità di portare dentro al palazzo nuovi metodi di esercizio della democrazia che si affiancheranno ai meccanismi già rodati che abbiamo conosciuto sino ad ora così come, prima del voto, a parlamentarie tradizionali fatte di gazebo e volontari si era affiancata la prima scelta interamente virtuale dei candidati a un’assemblea elettiva.

L’analisi dei pregi e difetti dei due sistemi per stabilire quale sia migliore, o peggio ancora col fine di esaltare il proprio sistema a scapito di quello dell’avversario, è un esercizio assolutamente idiota: meglio sarebbe pensare a un punto di congiunzione dove i pregi dell’uno possano sommarsi a quelli dell’altro, fondendosi in un nuovo metodo.

Non ci aspetta, come strillano i luddisti d’oggigiorno, il Parlamento ridotto a un sito web, non abbiamo davanti la morte della democrazia rappresentativa, ma una sua naturale evoluzione resa possibile dalle nuove tecnologie verso una sempre maggior fusione di elementi di democrazia diretta e partecipativa con i tradizionali meccanismi della rappresentanza. Perché guardare con paura a questa grande occasione?

 Dalla rubrica su http://www.24emilia.com
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