Tirava aria fritta.

Tirava aria di rinnovamento in questa prima parte dell’anno, dicevano i più. C’erano state le primarie per la scelta del candidato premier. C’erano state le parlamentarie per la scelta dei candidati senatori e deputati, che ok erano un po’ una presa in giro perchè quelli che avevano santi in Paradiso le hanno saltate a piè pari, ma era già un bel passo avanti che legittimava gran parte dei candidati democratici come reale espressione degli elettori. Ne erano infatti usciti nomi anche nuovi che avevano reso le liste molto più presentabili, diluendo un po’ la presenza degli inamovibili ed eterni membri dell’apparato.

Passate le elezioni l’aria di rinnovamento continuava a tirare, dicevano i più. L’empasse dell’elezione dei presidenti delle Camere fu superato con la brillante mossa di metter da parte la Finocchiaro e Franceschini per tirar fuori  una candidatura di pregio come la Boldini (Grasso lasciamolo perdere). L’unica mossa di Bersani di un qualche successo che si sia mai vista probabilmente, addirittura da riuscire a mettere in momentanea difficoltà il Movimento 5 Stelle.

E poi? Poi basta.

Niente più rinnovamento. Calma piatta. L’aria si è fermata che neanche la bassa padana in agosto è cosi asfittica.

Ma era prevedibile che tutto questo decantato rinnovamento null’altro fosse che un maquillage elettorale. I segni che mostravano che in realtà nulla stava cambiando erano evidenti, a partire dalle parlamentarie stesse, pensate in modo da non mettere a rischio le poltrone degli unti dal signore, e proseguendo con i nomi per i presidenti delle Camere che, al di la della carica istituzionale e della grande attenzione mediatica non hanno poi quel gran peso politico.

Nelle ultime settimane l’aria ha ripreso a tirare, e ha fatto crollare il castello di carte. Sono arrivate le poltrone che contano e si son visti i nomi che sono usciti, prima per i fantomatici “saggi” e poi per il Presidente della Repubblica. Su chi sono ricadute le scelte del Partito Democratico per questi importanti incarichi? Forse su luminari della società civile? Forse su nuove leve arrembanti e cariche d’idee nuove? No, nell’ordine sono tornati alla ribalta i Violante, i Marini, i Prodi e, in un ultimo disperato tentativo di rinviare la resa dei conti con la realtà, il capolavoro finale, bassezza mai vista nella storia della Repubblica, istinto di sopravvivenza sopra tutto il resto a partire dal senso della vergogna, il Napolitano bis.

Non è finita. Nei prossimi giorni prepariamoci a sbellicarci coi nomi che una casta che sa di trovarsi  ad un passo da precipizio sputerà fuori per tentare di afferrare gli ultimi minuti di bonus prima dell’epilogo. Il governo dell’eterno inciucio PD-PDL sta per vedere la luce.

Tirava una certa aria. Aria fritta.

PS: la base PD la smetta di addossare tutte le colpe ai vertici. Se negli ultimi anni il PD ha rappresentato la miglior stampella del berlusconismo, la colpa è anche e soprattutto della base che ha troppe volte chiuso un occhio, o anche due, per poi cader dalle nuvole in zona cesarini.

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