Napolitano garante dello status quo, ma il fallimento è vicino

Mia intervista pubblicata sul sito The Bottom Up. Ci vediamo lunedi, quando avremo finalmente riportato i cittadini all’interno dell’ultima istituzione che ci mancava da riconquistare.

dibba

  1. Cosa succede il 26 maggio se il M5S vince le europee? Vi presenterete da Napolitano chiedendo di sciogliere le camere o affidarvi un mandato esplorativo?

A quel punto diverrebbe evidente il fallimento del progetto portato avanti in questi anni di una alleanza di fatto tra centrodestra e centrosinistra mirante a mantenere lo status quo, progetto dove Napolitano ha un ruolo centrale. Le dimissioni del Presidente della Repubblica e nuove elezioni sarebbero l’unica strada.

  1. Arrivati al Parlamento Europeo su che basi sceglierete i vostri alleati per la formazione di un gruppo parlamentare? Non hai paura di doverti per forza di cose avvicinare i gruppi di estrema destra? C’è qualche possibilità che confluiate nel GUE/NGL?

Lo formeremo in base ad un confronto sui programmi e sulle proposte, non vedo quale altra via dovremmo percorrere. Con queste elezioni è probabile che il nuovo Parlamento sarà più eterogeneo di oggi e che ne facciano parte gruppi su posizioni simili alle nostre. Sono convinto che coi Verdi Europei potremo trovare molte posizioni in comune, ma parlare di confluire in questo o quel gruppo per ora è pura teoria. Non ho tuttavia nessuna paura di eventuali approcci con gruppi di estrema destra, perchè tale possibilità non esiste.

  1. Leggo nel tuo programma che ti sta molto a cuore un’alleanza tra i paesi del Mediterraneo. Ti riferisci ad immigrazione e politica estera, o pensi anche al così detto euro a due velocità (più debole/svalutato per i paesi economicamente in difficoltà)?

I paesi dell’Europa meridionale, Italia, Spagna, Portogallo, Francia e Grecia, sono la parte dell’Unione più colpita dalla crisi e sulla quale stanno ricadendo gli effetti negativi delle politiche del rigore. Proponiamo di fare fronte comune per cambiare le cose. L’euro a due velocità è un’ipotesi, a patto che non si riproducano gli stessi meccanismi e assetti istituzionali dell’euro attuale, le “nuove Germanie” diverrebbero l’Italia e la Francia e saremmo da capo.

  1. In un tuo comizio dici che il tuo obiettivo numero uno in Europa è l’eliminazione del fiscal compact. Si tratta però di un trattato internazionale su cui tecnicamente il Parlamento Europeo non ha giurisdizione. Come pensate di muovervi su questo fronte?

Un trattato internazionale che tuttavia nasce all’interno delle Istituzioni europee e che punta a obiettivi contenuti già in precedenti trattati UE. Il Parlamento Europeo ritengo sia la sede più indicata dove porre questo tema.

  1. Nei 7 punti per l’Europa noto una contraddizione tra la volontà di adottare gli Eurobond e il referendum per la permanenza nell’Euro. Il primo richiederebbe ancora più integrazione, il secondo avrebbe come possibilità l’uscita dell’Italia dall’euro. Come si coniugano queste due posizioni?

Sarebbe una contraddizione solo se li proponessimo allo stesso tempo, ma non è cosi. Noi chiediamo varie riforme, come gli eurobond, indirizzate a creare una vera comunità solidale tra le nazioni europee dove ci si aiuti a vicenda. Benvenga ancor più integrazione, se fatta su queste basi. Il referendum sull’Euro è l’ultima carta, se ci scontreremo contro un muro di gomma e le nostre proposte di riforma dell’Europa verranno rigettate, allora la giocheremo. Perchè noi non siamo contro l’Europa unita, ma siamo contro un’Europa che per uscire dal tunnel sacrifica per strada i Paesi più deboli. La crisi non è nata in Italia o in Grecia o in Spagna, e non possono essere i popoli di questi paesi a pagare per tutti.

  1. A proposito di referendum sull’euro. Che succede se il referendum portasse ad una richiesta di uscita dell’Italia dalla moneta unica. I trattati non prevedono particolari procedure e soprattutto quale pensi sia la situazione dell’economia italiana (mi riferisco al debito converito nella nuova valuta, alla risposta dei mercati, al ritorno alla svalutazione)?

Io penso che un referendum avrebbe valore non tanto per il risultato, sul quale non faccio pronostici, ma perchè finalmente avremmo in Italia (e forse in tutta l’Unione) un serio dibattito pubblico sui pro e sui contro della moneta unica, e sulle possibili alternative. Dibattito che al momento dell’adesione è invece mancato. Fare previsioni sulle conseguenze di un’uscita dall’Euro in mancanza di tale confronto è azzardato, comunque non aderisco né alle posizioni dogmatiche di chi ritiene che la permanenza nell’Euro sia l’unica strada, né a chi con troppa facilità afferma che tutti i problemi si risolverebbero tornando alla Lira. l’Euro è il frutto di politiche economiche, su queste dobbiamo intervenire. In entrambi i casi, a problemi complessi non dobbiamo dare risposte banali.

  1. Una domanda che ci sta a cuore in quanto studenti Erasmus. La nostra generazione sta proprio attraverso progetti come questo forgiando una nuova cultura genuinamente europea. Non pensi che si dovrebbe lavorare per migliorare l’Europa, rafforzare questa cultura, e spiegarla a chi l’Europa la vede solo come qualcosa di tangibile solo quando si parla di austerity?

Non potrei dirlo con parole migliori.

  1. Per concludere, immaginati nel 2024. Come vedi l’Europa di qui a 10 anni?

Tra 10 anni possiamo arrivarci tutti assieme cambiando le cose, diversamente ci arriveranno solo i più forti. Nel primo caso sarà una bella Europa.

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